Etica e Sport

Jean Louis Boujon

Presidente della Federazione Internazionale dello Sport studentesco (ISF)

Direttore dell'Unione dello sport studentesco (Francia) 

 

Prevenire ed educare piuttosto che denunciare, punire e guarire, ecco il senso di un messaggio universale nella lotta contro il doping. II doping esiste, bisogna combatterlo per salvaguardare i valori educativi dello sport e conservarne il senso. II doping è una realtà che non ha frontiere, non ha nazionalità. Tutti i continenti, tutti gli Stati, tutti i popoli ne sono interessati.

In origine semplice problema di inganno, il doping, con il suo sviluppo, riguarda l'intera società. Legata all'accrescersi delle poste dei risultati sportivi, l'estensione al doping mette in discussione i valori morali dello sport e provoca un forte aumento dei rischi che corrono gli atleti. Fatto molto pili grave, assistiamo nello stesso tempo allo sviluppo di un fenomeno di estensio­ne e di banalizzazione del doping in sportivi sem­pre più giovani e sempre meno inquadrati.

In Francia, uno studio svolto nel 1994 rivela che l'8% di 2500 studenti intervistati, in età compre­sa tra i 12 e i 20 anni, afferma di avere già fatto uso di sostanze dopanti. Più di recente, in Australia, il Presidente del Comitato Olimpico locale ha affermato che "L'uso a scopi non medi­ci degli steroidi supera ormai il consumo di eroi­na e cocaina ... il14% degli studenti delle superio­ri del New South Wales, di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, ne fa regolarmente uso ... "

Eccoci di fronte ad un problema sociale di cui ignoriamo l'ampiezza. Siamo costretti a constata­re che le tre parole "sport", "etica" e "giovani" coprono tre realtà distinte: Lo Sport è un'attività; I Giovani, un pubblico; L'Etica, uno spirito. Questo significa riconoscere implicitamente che lo sport può essere un mezzo al servizio dell'e­ducazione di un pubblico e che lo sport può esse­re il supporto o il veicolo per affermare un certo spirito.

Non è mia intenzione tentare qui di rispondere alla domanda: Dobbiamo o Possiamo asso­ciarli? E' impensabile concepirli l'uno senza l'altro, tanto sono strettamente legati; così è per necessità assoluta di salute fisica e morale perché ne va dell'avvenire della società.

Ma perché porsi oggi con tale urgenza, nell'e­nunciato delle risposte, la domanda del rapporto tra etica e sport? Verosimilmente a causa delle minacce che pesano sullo sport in generale, pro­venienti in particolare dalla percezione crescente di un predominio di interessi confessati o meno a scapito di altre considerazioni, in particolare i valori etici ; e, anche, perché è difficile isolare lo sport dalla società; infine, perché è nel settore del doping che l'etica sportiva è più seriamente minacciata.

L'onda d'urto che questa presa di coscienza suscita a tutti i livelli, dal locale all'internazionale, si può riassumere nel seguente modo: l'ideo­logia dell'eccellenza sportiva, che ha fatto la sua comparsa con la celebrità generata dal successo e che e sostenuta dai profitti finanziari e mediatici di cui godono i campioni a qualsiasi livello, ha costretto in posizione secondaria l'importanza vitale dell'eccellenza morale, sociale e professio­nale, e di conseguenza il rispetto dell' etica.

Nel momento in cui il denaro, la violenza e il doping, messi in primo piano dai media, costitui­scono altrettanti flagelli contro i quali lo sport deve lottare, affermiamo a gran voce la nostra determinazione a confortare nelle sue missioni lo sport al servizio dei giovani.

Nel momento in cui si constata la molteplicità degli obiettivi assegnati allo sport e, di conse­guenza, la molteplicità dei partner, affermiamo a gran voce la nostra identità e la nostra unità senza respingere alcuna complementarietà. Ma non biso­gna mai dimenticare che nell'ambito dello sport tutto dipende dall'uso che se ne fa, dalle mani in cui si trova, dalla forma sotto la quale viene pra­ticato.

Più che mai, riaffermiamo il senso del nostro dovere nei confronti dei giovani attraverso la pratica sportiva: ne va della cultura sportiva odierna e della sua dimensione pubblica. "Lo sport ha virtù, si, ma virtù che si insegnano" come amava sottolineare J. Ullman, il che significa che non vengono date a priori, che non sono insite nell'oggetto stesso, ma si espli­cano nell'ottica in cui viene inserito questo og­getto; e quindi necessario fornire il nostro punto di vista riguardo a questo oggetto.

Dov'è la posta? Risiede proprio nello sfalsamen­to persistente, anzi crescente tra i messaggi mediatici legati all' evoluzione verso il professio­nismo e lo sport spettacolo (doping, corruzione, violenza sono all' ordine del giorno dello sport spettacolo sottoposto alle potenze finanziarie, mediatiche e politiche. Di fatto, lo sport non è educativo di per sè; può esserlo, ma a quali con­dizioni deve esserlo?) e tre degli otto principi fondamentali della carta olimpica che sono di natura etica:

1) L'Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta e combina in un insieme bilanciato le qualità del corpo, della volontà e dello spirito. Unendo lo sport alla cultura e all'educazione, l'Olimpismo vuole essere creatore di uno stile di vita fondato sulla gioia nello sforzo, suI valore educativo del buon esempio e suI rispetto dei principi etici fon­damentali universali.

2) Lo scopo dell'Olimpismo e quello di porre in ogni luogo lo sport al servizio dello sviluppo armonico dell'uomo, allo scopo di incentivare la nascita di una società pacifica, desiderosa di sal­vaguardare la dignità umana.

3) II Movimento Olimpico ha per obiettivo di contribuire alla costruzione di un mondo pacifico e migliore educando la gioventù attraverso lo sport praticato senza discriminazione di alcun genere e nello spirito olimpico che esige la com­prensione reciproca, lo spirito di amicizia, la soli­darietà e il fair-play.

Lo sport si evolve su uno spartiacque: da un lato, il bello e il proselitismo, il rispetto delle leggi e dei valori morali; dall'altro, il denaro a qualun­que costo e le inevitabili derive perniciose. Questa constatazione di grandissima attualità ha gia ottenuto a1cune risposte chiare espresse sotto forma dichiarativa.

In occasione del suo recente congresso, nell'otto­bre 1998, I' Associazione Generale delle Federazioni Internazionali degli Sport (AGFlS) ha trattato il tema "Sport ed Educazione" come mezzo offerto alle federazioni per sviluppare un programma pedagogico che caldeggi uno sport pulito ed onesto. Cito "Devono seguire questa via per insegnare alle generazioni future a praticare la loro attività sportiva senza ricorrere ad artifici assimilabili all'inganno", aggiungendo: "Abbiamo il dovere di proteggere la gioventù dall'ambiente nefasto e dalla sua pericolosa influenza."

Durante la conferenza dei Ministri Europei dello sport, il delegato di un ministro ha dichiarato: "Lo sport è un linguaggio universale che i giova­ni capiscono naturalmente. Ma e necessario met­terli in condizione di dominarlo meglio, sia nelll'ambito scolastico che al di fuori di esso, ed occorre dare loro i mezzi per sfruttare le possibi­lità sociali, culturali ed etiche che offre."

La 105a sessione del CIO ad Atlanta nel 1996 ha esortato "ad intensificare, in concertazione con gli enti coinvolti, la promozione dei valori etici, culturali ed educativi dell'Olimpismo ... "

Si vede che nel binomio Educazione/Cultura, due momenti del processo grazie al quale l'individuo riesce al tempo stesso a costruire la propria auto­nomia e ad inserirsi nel proprio ambiente di vita partecipando a pratiche sociali riconosciute, la problematica dello sport è inclusa in quella della cultura. A questa titolo, lo sport, fenomeno socio­culturale pili importante della nostra epoca, vei­cola ed incarna valori che contribuiscono a costruire il mondo e le rappresentazioni dei gio­vani d'oggi.

Educazione ... Sport non costituiscono semplice­mente il punto di partenza e quello di arrivo di una logica che indica il senso di un processo cul­turale e che da un significato ad un'autentica, solida e vera educazione dell'Uomo. Questa non depone cos! a favore del suo sviluppo in una società in movimento e in mutazione.

Porsi la domanda dell'Etica equivale a porsi la domanda del senso.

Viviamo dolorosamente il tempo della mancanza di senso. In un certo qual modo, la mancanza di senso e tanto crudele quanto la mancanza di ossi­geno. Ognuno reagisce a modo suo a questa asfissia, gli uni diventano pazzi, gli altri prostra­ti. E' tempo di capire che le società umane non possono vivere, non possono far vivere quelli di cui hanno la responsabilità se eludono la questio­ne del senso. Non possiamo pili accontentarci dell'interrogazione suI "come": come organiz­zarci, come produrre, come distribuire, come gestire, come consumare. La domanda che abbiamo perso l'abitudine di affrontare e che oramai non possiamo evitare, alla quale in una certa maniera siamo condannati, e nuovamente la questione del "perché", la domanda pili vecchia dell'umanità.

E' tempo di ammetterlo: il diritto al senso e un diritto dell'uomo. Finché  questo diritto non verrà riconosciuto, finche non avremo rimagnetizzato la bussola delle nostre società, la bussola interna della nostra epoca, non avremo compiuto la mis­sione della nostra generazione. Se non riusciremo ad adempiere a questa missione, sarà un falli­mento di una civiltà, su scala di secoli. Non ne misuriamo veramente né l'insieme delle conse­guenze, né il numero delle vittime.

Riguardo a poste cosi sottolineate, il discorso si pone sotto il segno di una imperiosa responsabi­lità da assumere. Ma di preciso, quale/i significa­to/i dare alla parola etica?

Se crediamo ai filologi avveduti, la parola etica deriverebbe da due termini greci, Ethos e Itos. Il primo designerebbe il "comportamento giusto", il secondo significherebbe la "tenuta dell'anima". Virtù interiore ed atteggiamento esterno sembra­no in questa modo essere legati. La definizione stessa dell'etica attira la nostra attenzione su una necessaria coerenza. Fa appello a un'unita di vita. L'esemplarità è al cuore dell'etica. Potrebbe definirsi come l'etica incarnata, l'etica in movi­mento.

Se ci riferiamo alla sfera assiologica, i tre con­cetti normativi fondamentali sono il bello, il vero e il bene; se le arti e le scienze ben raggruppano le opere umane che incarnano i primi due, il bene ricopre il fondamento delle azioni morali e diventa il riferimento dell' etica, insieme di regole di condotta a fronte dei principi della morale. Per i filosofi, l' etica è la parte della filosofia che studia i fondamenti della morale. E' in qualche maniera la "morale delle morali". In questa è universalista e rimane quindi il punto omega al quale fanno riferimento le culture.

Riflettendo pili approfonditamente suI cammino dell'etica, possiamo immaginare la sua costruzio­ne in un triangolo composto da tre poli e un cen­tro: i poli fondamentali sono la libertà, la verità e la coscienza, in equilibrio attorno ad un centro che è rispetto ed accettazione dell'Altro in quan­to Altro.

Pensiamo perciò che la questione etica passi nel cuore dell'Uomo ed inviti a scelte di orientamen­to, ma corrisponda anche alla scelta dei popoli. Pili ancora, la qualità etica delle persone si pre­para con l'educazione e la formazione. Questo significa che attraverso la visione data dai forma­tori si costruisce la visione che le giovani generazioni hanno della propria missione e del mondo nel quale entrano. Torniamo un istante al triangolo succitato, ed in particolare sulla libertà, "una parola che ha più valore che senso" diceva Paul Valéry. La liberta è la causa senza causa, il fon­damento senza fondamento. In quanta tale, la liberta non si dimostra, e, dice Kant, "un postula­to della ragione pratica, l'affermazione che fonda la morale, cioè legittima la responsabilità." Siamo alla ricerca di un punta di appoggio per approfondire il rapporto Etica e Sport. Il senti­mento della scelta e dello sforzo, il senso del pro­getto, l'idea di obiettivo, la finalità dell'azione volontaria forniscono un dato immediato secon­do il quale la libertà appare come un valore, un'e­sigenza della ragione. Il valore scelto segna la via dell'essere "essere che compie l' azione di esse­re" (Heidegger). Cosi, alla stregua del desiderio, l' ostacolo crea il val ore e rivela l' essere. Giudizio e volontà decidono dell'essere e del valore, cioè di una gerarchia. "L'ordine dei valo­ri costituisce la dottrina morale" (Alain). Al di fuori di questo, vi e soltanto esistenza caotica ... "Tuttavia, il caos non è nulla. Essere o non esse­re, bisogna scegliere."

Questo porre la libertà in primo piano come fat­tore di progresso, in quanto valore che segna la via dell'essere, sarebbe insufficiente se non pren­dessimo in considerazione al tempo stesso ciò che dipende dalla volontà. Se, per ognuno, la volontà non fosse altro che scelta gratuita, cioè il poter di dire si o no a qualsiasi cosa, in qualsiasi senso, sarebbe inintelligente e quindi inoperante nel contesto dell'etica. La volontà e sempre un'e­spressione il cui merito e il corpo, l'affettività, l'intelligenza o l'io che impone la sua legge all'io delle inclinazioni.

La nostra vita attiva, sia essa personale o sporti­va, e un percorso multiforme colmo di ricchezze, di miserie e di sorprese, nel quale impariamo gra­dualmente a poter vivere e a crescere. Riceviamo con la nostra educazione una certa visione del mondo e delle cose, una carta di interpretazione e un foglietto delle istruzioni d'uso. Questo apprendistato costituisce proprio il punto di passaggio obbligato di un'educazione di cui l' etica sarebbe il denominatore comune. Quindi, il messaggio: L'educazione attraverso lo sport, lo sport al servizio dell' educazione, acquisterà tutta la sua forza. Si, possiamo affer­mare che l' etica e una lotta. Passa attraverso il coraggio e si presenta cosi come un dovere di resistere, di affrontare, di risalire la corrente. Dobbiamo quindi senza il minimo dubbio scar­tare definitivamente un'etica idealistica che ci presenti soltanto la bellezza del mondo, nascon­dendoci l'asprezza delle realtà umane.

La dignità della persona è l'essere attore della propria storia e della storia. La vita non può esse­re semplice conformità a precetti. Questi non hanno senso che come portatori di vita. Evitare il male o fare il bene, impegnarsi, non possono essere frutto di un semplice adattamento a limi­ti o a prescrizioni. E' un momento in cui l'uo­mo deve andare all'estremo della propria liber­tà e "compiere le cose" perché esse hanno senso per lui.

In questo contesto, l'educazione è la chiave di volta di un dispositivo molto ampio di accesso alla conoscenza dell'etica e all'adozione del suo codice, insieme di regole di condotta. Non si educa piegando il carattere; si educa utilizzando le proprie forze contro le proprie debolezze; si scelgono valori che il corpo sia capace di assu­mere con la creazione di buone abitudini, con la compensazione, con la derivazione, con il rifiuto delle passioni passive (alcool, sostanze stupefa­centi ... ), con il rifiuto delle situazioni tentatrici e il figurarsi le conseguenze, con il controllo delle passioni attive, con l' evocazione degli errori e dei pericoli.

Cos'e lo sport per i giovani? La scelta di uno sport da parte di un giovane è l' espressione di gusti preesistenti; è imparare a vivere in un uni­verso di regole, di cooperazione e di confronto con gli altri; è un modo di prendere posizione e di costruirsi in quanto essere sociale. Inoltre, questo spazio offre ai giovani un'ampia scelta di possi­bilità per affermare identità o contro-identità, capace di compensare svariati destini sociali e/o scolastici.

Ma che cos' e lo sport?

E' gioco e divertimento, formato da due compo­nenti che sono in contrapposizione: da una parte, la forza, la spontaneità, l'energia, lo slancio vita­le; dall'altra, la Regola, le regole. La regola fa del gioco un elemento di cultura, di civiltà; esige un'eguaglianza naturale di tutti i partecipanti dinanzi alla regola.

E' agonismo: in questa caso, diventa lotta e con­fronto, e ne derivano le nozioni di Vittoria, ­Performance, Primato.

E' un sistema di relazioni, con lo sforzo, lo spa­zio, il tempo, la fortuna, l'altro, gli altri. La rego­la e indispensabile al gioco stesso, il codice e l'u­guaglianza della condizione di partenza.

Lo sport conserva tuttavia reali virtù di emanci­pazione: "Gli individui possono acquistare spi­rito di iniziativa, senso dell'azione comunitaria, valori collettivi piuttosto che individuali, deter­minazione personale ecc .... , il ché permetterà loro di prendere in mano la propria vita e la loro collettività." (Peter Donnelly, Sociologo cana­dese, autore di severe requisitorie contro lo sport di alto livello che genera ineguaglianze ed esclusione ).

L'Etica nel suo rapporto con lo sport? Insieme delle regole morali inderogabili, essa è il legame con lo sport che richiede la regola; è la regola che nobilita lo sport (fair-play, gioco leale, gioco franco, giocare un gioco franco).

Ma è anche la regola che sottintende la violenza, l'inganno, il ricorso ai prodotti stimolanti o mira­colosi, il denaro o il guadagno.

Ecco perché la nozione di allenamento, comune allo sport e all'etica, implica un'azione positiva, progressiva e condotta con perseveranza, ispirata ad uno slancio sempre rinnovato, e non la formu­lazione tutta negativa di divieti. E' l'appello verso il bene e la pratica effettiva del bene, non gia la riprovazione del male, che da alla condotta valore morale, riferimento etico.

Esiste una reale conclusione al mio discorso? No, il finale e improntato piuttosto da forti convin­zioni.

Lo sport dev'essere un piacere e deve avere una connotazione di incontro. E' e deve restare edu­cazione. E' e deve restare scuola di vita.

Lo sport merita di essere riscoperto.

L'etica che dev'essere iniziata e valorizzata tra­mite il sistema educativo salverà lo sport e gli ridarà le sue virtù originali. La complessità della questione ci ha portato a concepire un'esemplari­tà attraverso lo sport in cui prevalga il senso sulll'enunciato della regola.

L'etica necessita di una messa a fuoco costante dei valori. Questi valori, non più esterni ma abi­tati, e al tempo stesso interiorizzati, generano una ricerca costante del giusto. Non di un giusto ideale, ma di un giusto in situazione, una certa attitu­dine ad andare verso la conoscenza e ad aprire la via per altri. Essa dà all'Uomo la capacita di sce­gliere valori e una finalità alla propria vita, al di là del proprio passato, della propria storia, delle proprie pulsioni e dei condizionamenti che lo permeano. II destino dell'Uomo è nelle mani di ognuno: verso la servitù o la speranza.

L' etica è essenziale perché è la chiave della spe­ranza. "In fin dei conti, quello che so con mag­giore certezza sulla morale e sugli obblighi degli uomini, è allo sport che lo devo." (Albert Camus).

Lavoriamo insieme perché questa speranza non venga delusa.