Ricordi

C'era un Tempo

 

di Franco Cavalieri - Consigliere distrettuale 2° Distretto

(Riflessione pubblicata sul n° 1 gennaio-marzo della rivista del PANATHLON International)

 

C'era un tempo in cui noi bambini correvamo liberi e felici per le strade, incuranti di un traffico inesistente. liberi e felici giocavamo, nessuno escluso, non solo con un vecchio pallone: un barattolo da prendere a ca!ci, a nascondino negli androni e nelle corti, a rincorrerci, a rimpiattino... le biglie e i tappi corona, oppure le trottole di legno per rendere agili le dita, una vecchia ruota di bicí da far correre guidandola con un pezzetto di legno. Ora le strade sono nemiche. Oggi la speranza è che almeno la scuola ti consenta di scatenarti "a ricreazione", una sorta di intervallo/alternativa alle TV e ai videogame, chiuso in un cortile, limitato in un corridoio stretto fra pareti. Se sei fortunato trovi spazio anche in un oratorio, dove non ti guardino solo se sei "campione".

 Ora la scuola progetta per te, parla di educare i tuoi schemi motori di base, di indurti al movimento, riproducendo con il gioco-sport ritmi e meccanismi che ti aiutino nella crescita corporea. Magari, se trovi un'insegnante brava o una società sportiva come si deve, ti riesce una crescita fisica in equilibrio con quella psicologica e intellettiva.

 C'era un tempo in cui noi bambini eravamo padroni dei nostro corpo: correndo e saltando, rotolandoci nella polvere, scavalcando muretti o arrampicandoci sugli alberi prendendo la mira nel tira re sassi, mettendo a dura prova la nostra resistenza e il nostro fiato.

 C'era un tempo in cui noi bambini costruivamo da soli i nostri giocattoli: la lippa, la tavola con le rotelle, un arco con spago e rametto flessibile, la fionda.

 C'era un tempo in cui dettavamo le nostre regole e accettavamo le nostre gerarchie, sempre rimesse in discussione se volevi davvero essere un capo.

 Ora le regole sono lì bell'e pronte, Se sei bravo vai avanti, altrimenti non sei utile e puoi fare quello che vuoi, anche niente...

 Ora ci sono le piscine odorose di cloro, le spiagge bene attrezzate davanti a un mare non sempre guardabile. Ti insegnano gli stili, dopo l'acquaticità.

 C'era un tempo in cui andavamo al fiume, a sguazzare nell'acqua ghiacciata delle pozze, a rivoltare i sassi per cercare granchi da arrostire sul posto,

a stare al sole per far smettere il battito dei denti e la pelle d'oca, bevendo l'uovo fresco rubacchiato in casa.

 C'era un tempo in cui giocavamo alla guerra, alle lotte per bande di quartiere, non tanto per picchiarci quanto per prevalere: strategie, agguati, sorprese, sfide aperte ‑a faccia a faccia‑ per vedere vincere la nostra "parte". Personaggi eravamo, protagonisti e coautori dei giochi, non ancora chiamati "cli ruolo".

 Ora hai i videogame, comodi per la poltrona, basta guardare e muovere appena le dita per vivere situazioni e movimenti che altri hanno creato per te.

Ci fu un tempo in cui noi bambini correvamo felici. liberi di sognare e di sperare.

Bonjour  tristesse!