Con il termine fair play si indica una regola non scritta, ma insita nello spirito delle discipline sportive, a contatto fisico e non, letteralmente tradotto in gioco corretto, più precisamente associabile alla parola lealtà. Di fatto è una norma etica vigente tra i partecipanti alle competizioni sportive e gli organizzatori.

Il fairplay moderno prende forma in età vittoriana tra i circoli dei gentleman dove la competizione era vista semplicemente come un gioco in cui si prendeva parte. La vincita della competizione non era importante e non era neppure considerata dalla stampa. Il Fairplay era fondamentale poiché lo scopo principe dell’attività sportiva era offrire divertimento e piacere tant’è che fino alla seconda metà dell’ottocento non esistevano neppure gli arbitri che vennero introdotti nel 1871 quando le porte del FA CLUB, la più antica competizione calcistica, furono aperte alle squadre di estrazione popolare. Da questo momento il codice d’onore del gentleman non valeva più per tutti i partecipanti; lo sport non veniva più visto come mero divertimento ma come parte della lotta tra classi. In tale contesto i media iniziarono a dare maggiore peso al risultato e si fece strada l’idea del fallo accettabile cosicché il fairplay si erose.

Negli anni vi furono diversi tentativi di tornare verso una cultura per cui “l’importante non è vincere ma partecipare” ma culturalmente l’idea della vittoria ad ogni costo era preponderante.

Solamente nel 1963 si inizia, su iniziativa dell’U.N.E.S.C.O., del C.E.I.P.S e dell’associazione internazionale della stampa sportiva, a premiare gli atti di Fairplay (per la cronaca il primo a ricevere il premio fu il bobbista italiano Eugenio Monti), anche come conseguenza di un cambio culturale in atto.

Fina dalla sua fondazione il Panathon Club Trieste abbraccia i valori del Fairplay perchè siamo fermamente convinti che nello sport il rispetto delle regole è fondamentale, senza il rispetto di esse non si può parlare di confronto ad armi pari tra atleti. Per questo chi pratica sport deve sviluppare un’etica basata sul rispetto delle regole, del proprio avversario e di se stessi.

Il Fair play non riguarda solo l’atleta, ma tutto il mondo che circonda gli sportivi (dirigenti, medici, allenatori, spettatori e genitori) nessuno dovrebbe cercare degli escamotage per avvantaggiare un atleta a discapito degli avversari.

Il Panathleta si impegna non solo a rispettare i valori del Fair Play contenuti nella carta del fairplay scritta nel 1975 ma si impegna anche a diffonderli sia tramite attività dedicate che nella vita di ogni giorno.

Il Panthlon Club Trieste dal 1994 ha istituito un premio dedicato agli atleti che si sono particolarmente distinti per l’aderenza ai valori legati al Fairplay.

 

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