Nelle maggior parte delle società occidentali , l’uomo alla ricerca della normalità ha cercato di conformarsi ai canoni proposti dalla società dominante emarginando il diverso.

Per lungo tempo la disabilità era vista come una condizione definitiva non passibile di miglioramenti e alcune categorie di persone come ad esempio i sordi erano percepiti come meno intelligenti della norma.

Nel corso del ventesimo secolo vi è stato un cambio di visione nei confronti di queste persone: ma come è che lo sport ha contribuito al cambio di prospettiva nei confronti dei disabili?

Le prime competizione sportive per le persone con disabilità furono i “giochi silenziosi” che si svolsero a Parigi nel 1924 e videro quasi 150 atleti provenienti da 6 nazioni confrontarsi in sette discipline differenti ( nuoto, tennis, apnea, atletica leggera, tiro a segno, calcio e ciclismo). Essi furono frutto dell’ingegno di Eugène Rubens-Alcais, egli stesso sordo. In un momento in cui le società di tutto il mondo vedevano le persone sorde come intellettualmente inferiori, linguisticamente impoverite e spesso trattate come emarginate, Monsieur Rubens-Alcais immaginava che l’evento sportivo internazionale fosse la migliore risposta per dimostrare che i sordi erano più di ciò che venivano visti.

I giochi ebbero un impatto considerevole sulla società del tempo e di conseguenza molti stereotipi sulle persone sorde sono stati notevolmente rivisti in molte parti della società e in tutto il mondo grazie all’allargamento della partecipazione a questo tipo di giochi che già nella seconda edizione del 1928 vedono sfidarsi sul campo atleti provenienti da oltre 10 nazionalità differenti.

Sul fronte delle altre disabilità lo sport non fu considerato fino alla metà degli anni quaranta: nel 1944 venne aperto in Gran Bretagna uno dei primi centri di riabilitazione per persone affette da lesione spinale. In questo centro venne sperimentata una terapia basata anche sullo sport. Inizialmente lo scopo della sport-terapia era unicamente di carattere psico-sociale. Il dottor Guttmann intuì che una partecipazione attiva del paziente affetto da problemi fisici e psichici migliorava alcune abilità sociali del malato e ne incrementava il benessere psicologico. In seguito egli si accorse che nei pazienti che praticavano attività sportive vi era una inaspettato incremento delle capacità motorie e delle capacità nell’usare la carrozzina che si traduceva in una maggiore autonomia della persona. Nel 1948 organizzo la prima edizione dei giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili che nel tempo videro crescere notevolmente il numero di partecipanti tant’è che presto divennero internazionali e nel 1960 si svolsero assieme alle olimpiadi di Roma.

Il Panathlon Club di Trieste è da sempre impegnato nella promozione dello sport per persone con disabilità con numerose attività poiché crediamo nello sport come strumento di socializzazione e di emancipazione. Considerando lo sport come strumento per consentire ai disabili di ripristinare il contatto con il mondo che li circonda, e ottenere riconoscimento come cittadini.

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